Mirio Cosottini | Mantras | Impressus Records

All compositions by Mirio Cosottini except #8 and #11 which are by Tonino Miano. Vocals and instrument arrangements are composed and performed by Mirio Cosottini, and recorded in his Home Recording Studio Laterina (IT), 2013. Mastering: Francesco Canavese. Produced by Marco Zini. Photo by Tonino Miano. Cover design “Davanzati Lace” by Mirio Cosottini. Special Thanks to: Carla Bagnoli, Sara Di Lello, Beatriz Immaculada Grande Cantador, Fernando Maraghini, Tonino Miano.

Tracklist: 1. I love you [3.56] 2. I shall welcome [3.32] 3. C’est le temp [3.23] 4. Bless [3.26] 5. May your steps [3.36] 6. I die [3.33] 7. Overjoyed [3.13] 8. I will be with you [2.23] 9. Pecado dulce [3.26] 10. Open my silence [3.48] 11. Seawater [4.02] 12. Lake, take me in [4.02]

Authors of texts:

I love you every morning | Mirio Cosottini

I shall Welcome the gift of your inspiration | Marie Helene Dion

C’est le temp de partir | Leopold Sedar Senghor

Bless my life with every beauty, bless my life with thy divine beauty | Mirio Cosottini (inspired by Hazrat Inayat Khan)

May your steps take you to the place where heart and mind feel home | Marie Helene Dion

I die because I do not die | S. Teresa D’Ayila

Overjoyed, you will be a God | Orphic verse

I will be with you | Tonino Miano

Si el pecado, es dulce y lo dulce es rutina pues yo amo la rutina de un pecado dulce | Saleh Abdallahi Hammudi

Seawater begs the pearl to break its shell | Jelaluddin Rumi

Open my silence | Mirio Casottini

River, engulf. Lake, take me in. Sea, enshroud me in your waters | Carla Bagnoli

mirio cosottini | mantras | impressus records | irc

Mirio Cosottini

graduated from Florences Academy of Music in 1992 and subsequently studied under P. Thibaud, Luca Marzana and Emanuele Antoniucci. In 1999, he received his degree in Philosophy at the University of Florence. He is one of the founding members of Timet, a 10-year collaboration that led to his contribution as a performer and composer on several of the group’s highly original works. Since that time, he has dwelved further into composition, musical analysis and improvisation, as can be seen from his musical contributions to the field of dance, theatre, poetry and cinema. In 2005 he founded with Alessio Pisani the GRIM (Musical Improvisation Research Group). Since 2005 teaches improvisation at the Conservatory of Padova, Italy.

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One thought on “Mirio Cosottini | Mantras | Impressus Records

  1. Trovare l’originalità nella marea di proposte musicali non è più cosa semplice: specie se valutiamo con freddezza i “suoni” e tutto quello che è stato prodotto nella storia della musica (dalla classica alla libera improvvisazione, dalla contemporanea all’elettronica in suoi molti sub-genere), oggi si è realmente tentati di inquadrare gli artisti sotto l’egida di qualche illustre predecessore; senza timore di dire un’eresia è stato forse il rock (quello vibrante ed articolato partito dagli anni sessanta, svincolato dai prodromi inefficaci del rock’n’roll o del pop) che è riuscito, meglio degli altri generi, a fornire le prove più chiare di un percorso artistico “riconoscibile” fin dal primo ascolto.

    Il trombettista jazz Mirio Cosottini (che è diventato ormai un factotum di queste pagine di lettura grazie alla sua musica e ai suoi articoli didattici) si cimenta nel pensiero extra jazzistico pubblicando “Mantras”, in cui vengono saltati gli usuali riferimenti alla contemporanea e al jazz, per concentrarsi sulla musica ritenuta più leggera; “Mantras” scopre tutto il background di Cosottini su quel versante: aiutandosi con leggere linee accordali di piano, un pò di loops in stile lounge e qualche strumento (la chitarra di Francesco Canavese e qualche linea di archi soprattutto), Cosottini tira fuori le sue passioni e le filtra attraverso la sua ottica: basandosi sull’espressività del canto (di cui si scoprono qualità inedite!) e sulla minimale ripetizione di frasi finalizzate ai temi, ci si accorge che egli riesce a mettere assieme la vena triste dei cantautori italiani (Tenco, Endrigo, etc.), il pianismo francese di inizio novecento (Satie soprattutto), la parte oscura dei movimenti progressive degli anni settanta, il debordante malinconico impressionismo di “Nightporter” di David Sylvian, creando un prodotto tutto suo che inserisce pezzi antichi e moderni secondo il suo gusto: ad esempio l’uso della polifonia fatto in molte parti di Mantras si riconduce più agli esperimenti corali dell’Hilliard Ensemble che a quelli in stile operistico dei Pink Floyd, Genesis o Van der Graaf Generator usati in quel periodo, così come l’approccio ritmico selvaggio di “Overjoyed” si pone in un’ottica di rivisitazione diversa rispetto a quella normale di un rocker, avvicinandosi a quegli indurimenti in stile decadente (condotti anche sulla vocalità) non molto ben espressi in molto jazz-rock odierno (un riferimento può essere quello ai New Bag di Christy Doran con Bruno Amstad).

    Ecco quindi che i suoi mantras si configurano come delle chiavi per entrare nel suo mondo fatto di apparenti decantazioni di sconfitte, dove tutto è affidato al respiro armonico degli strumenti utilizzati, compreso la voce; si potrà discutere su probabili migliorie strumentali in fase di produzione, ma è innegabile come la sua rielaborazione porti già verso un’impronta stilistica personale (sentite “C’est le temp”) che si riconduce a quel percorso di originalità di cui si accennava prima e che riproduce il suo pensiero musicale fatto di “invarianza” e “cambiamento”.

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